Apiamoci

Damiano Fioretto, Paolo Fontana e Piero Gavazzo, quando partorirono il loro progetto, avevano in mente un principio fondante e fondamentale: la biodiversità.
Il termine, inteso come la coesistenza in uno stesso sistema di specie animali e vegetali diverse, in un equilibrio sedimentato nei millenni, riassume la filosofia e le attività della loro azienda, Apiamoci.

Come anticipa il nome, Apiamoci ha a che fare con le api e l’apicoltura. Gli albori del progetto si intravvedono nel 2011 quando Damiano, allora studente in Scienze Forestali, frequenta un corso di Paolo Fontana, entomologo e ricercatore presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. Mantengono i contatti fino al 2016 quando iniziano a dar forma alle loro idee: entrambi possiedono delle arnie, ma la gestione delle api è solo un hobby. Entrambi però vogliono tramutare la loro passione in qualcosa di più. E da qui ha inizio Apiamoci.

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Biodiversità è dunque la parola chiave. Degli ambienti, innanzitutto. Le 200 arnie in produzione e i 150 nuclei – le famiglie più piccole non ancora produttive – sono distribuite in contesti ecosistemici molto diversi, tutti caratterizzati però da tre denominatori comuni: la possibilità di produrre mieli che rappresentano il territorio, la stanzialità delle api per tutto il corso dell’anno e la leggerezza dell’impronta umana sull’ambiente. Ecco allora che le api trovano riparo nei colli di Isola Vicentina (dove è ubicato il laboratorio dell’azienda), sul monte Novegno a 1500 metri di quota, nel bosco di Novoledo, nelle campagne di Moltegaldella, nell’appennino reggiano, a Gerfalco, nell’appennino grossetano, presso il parco delle Colline Metallifere e in Maremma tra Massa Marittima e Follonica.

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L’apicoltura è quindi stanziale e ciò massimizza il servizio di impollinazione che le api forniscono all’ambiente circostante, garantendo la biodiversità delle specie vegetali e animali residenti nella zona. Ma la biodiversità non è solo quella dell’ecosistema, ma anche quella dell’ape stessa: il nomadismo implica un’ape standardizzata, selezionata per produrre di più. Ma un’ape che produce molto è anche un’ape che consuma molto. L’obiettivo di Apiamoci è invece quello di favorire l’autonomia dell’insetto, in modo che si possa adattare meglio al territorio e per questo sia più resistente e resiliente.

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Le api sono allevate sia nelle tradizionali arnie che nei favi naturali, le arnie top bar. All’interno di queste ultime gli insetti, invece che adattarsi al foglio cereo, devono costruirsi da soli la propria dimora, il favo. In questo modo tessono il loro progetto demografico, senza doversi adattare necessariamente a quello imposto dalle celle del foglio, che incentiva l’incremento di popolosità dell’alveare. Sono per di più api più rilassate quelle del favo, all’interno del quale riescono a comunicare con più semplicità, in quanto le vibrazioni si trasmettono facilmente all’interno della casa. Il miele poi, ottenuto dalla spremitura a freddo del favo, riassume in sé tutti i benefici apportati alle api.

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È proprio del miele il terzo di biodiversità dell’azienda, dopo quella dell’ambiente e quella delle api. Un miele biodiverso è un miele che valorizza appieno la flora del luogo, che ne esprime la sua immensa varietà. Damiano e Paolo scelgono dunque di puntare sul millefiori, che più di tutti è quello che esprime il terroir degli apiari. Le fioriture, la stagionalità, il suolo, il clima, la topografia, il paesaggio, sono tutti riassunti all’interno di questo prodotto, ogni volta diverso da sé stesso, perché sintesi di un determinato ecosistema in un determinato momento. Irripetibile e unico.

Accanto al millefiori Apiamoci realizza anche altri tipi di miele, tra cui l’acacia, il castagno, il tiglio, l’eucalipto, il trifoglio. Oltre al miele, vengono prodotti anche il propoli e una linea di cosmesi realizzata con la cera delle api; sono altresì vendute le famiglie di api, con regina o senza, allevate per gli apicoltori che desiderano ampliare i loro apiari o rinforzare quelli esistenti.

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Un ulteriore sforzo di Damiano e Paolo è quello di tessere un legame profondo col territorio circostante e di aprire alle collaborazioni: esempi sono quello dello sciroppo per la tosse prodotto dalla Farmacia Zanini col loro miele, il dolce al miele preparato dalla Pasticceria Casara e i corsi di apicoltura naturale e sostenibile organizzati all’interno del convento dei Servi di Maria. Fare rete è vitale per realtà come la sua, ma anche per il territorio che ha tanto da imparare dalle api: innanzitutto a mettere da parte gli egoismi del singolo per il bene collettivo. La saggezza sta nella collaborazione e nella valorizzazione delle diversità. La biodiversità, quello che le api e Apiamoci stanno difendendo.

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I prodotti: Miele, propoli
Certificazione biologica: No
Punto vendita: Sì
Ristorazione: No
Ospitalità: No
Sito web: apiamoci.com
Email: info@apiamoci.com
Fb: Azienda agricola Apiamoci
Contatti: 349 1610400


bandiera inglese Apiamoci produces natural honey with top bar beehives. Their principle is biodiversity, so they defend bees’ and ecosystem’s diversity in different part of Italy. Beside honey they produce also propolis.